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Dove il vento ha colpito più duro: le tempeste che hanno segnato l’Italia nell’ultimo decennio

Negli ultimi dieci anni l’Italia è stata colpita da più episodi di vento estremo, ma non esiste una classifica ufficiale unica che metta in fila tutte le tempeste in base a un solo parametro. Velocità del vento, estensione dei danni, durata e impatto sul territorio raccontano infatti storie diverse. Alcuni eventi, però, emergono con chiarezza per intensità e conseguenze.

Vaia 2018: il simbolo della tempesta estrema sulle Alpi orientali

La tempesta Vaia, tra il 27 e il 30 ottobre 2018, resta il caso più impressionante dell’ultimo decennio per il Nord-Est italiano. Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia furono investiti da raffiche violentissime di scirocco. Le fonti provinciali e regionali riportano punte oltre i 190 km/h, con valori superiori ai 200 km/h in alcune località e una raffica di 217,3 km/h al Passo Rolle.

In tre giorni caddero quantità eccezionali di pioggia, con oltre 700 mm in alcune aree montane. Milioni di alberi furono abbattuti e decine di migliaia di ettari di foresta vennero danneggiati. Vaia fu devastante perché combinò una depressione molto profonda, forti correnti meridionali, aria molto umida e l’effetto di accelerazione e canalizzazione delle valli alpine.

Perché il Nord-Est è così vulnerabile?

Le Alpi orientali possono amplificare il vento in modo impressionante. Quando una depressione profonda richiama forti correnti meridionali, le masse d’aria vengono costrette a superare e aggirare i rilievi. Valli strette e passi montani possono concentrare il flusso e aumentare localmente le raffiche. Durante Vaia, inoltre, ARPAV ha documentato downburst e “burst swath”, cioè raffiche discendenti particolarmente distruttive associate a celle temporalesche.

Trieste e la Bora: il vento estremo che ritorna

Un altro punto caldo italiano è Trieste. Qui il problema non è una singola tempesta eccezionale, ma una configurazione geografica che favorisce episodi ricorrenti di Bora molto forte. ARPA Friuli Venezia Giulia ricorda che sulla costa triestina le raffiche possono superare ampiamente i 110 km/h e che negli ultimi decenni sono stati registrati anche valori oltre i 150 km/h.

Nel marzo 2020 Trieste raggiunse 126 km/h, dopo i 129 km/h del marzo 2018. La Bora nasce quando aria fredda continentale viene spinta verso l’Adriatico e accelerata attraverso il Carso e i varchi topografici. Per questo Trieste è una delle città italiane più esposte al vento forte ricorrente.

Sicilia orientale 2021: Apollo e la potenza del Mediterraneo

Nell’ottobre 2021 la Sicilia fu colpita da una lunga fase di maltempo culminata con il ciclone mediterraneo Apollo, un TLC, cioè un ciclone con caratteristiche tropicali. Le aree più colpite furono soprattutto la Sicilia sud-orientale e parte della Calabria.

L’Aeronautica Militare e la Protezione Civile descrissero precipitazioni molto intense, venti forti e un evento capace di produrre allagamenti, danni a infrastrutture e interruzioni dei servizi. In diversi settori della Sicilia orientale le piogge cumulate superarono i 500 mm già prima della fase matura del ciclone.

Perché Sicilia e Ionio possono generare tempeste così violente?

Il Mediterraneo può fornire enormi quantità di calore e umidità, soprattutto a fine estate e in autunno, quando il mare è ancora caldo. Se sopra arriva aria molto più fredda, il contrasto termico aumenta l’instabilità. In alcune configurazioni una depressione può organizzarsi fino ad assumere caratteristiche simili a quelle di un ciclone tropicale.

La Sicilia orientale e il settore ionico sono particolarmente esposti perché ricevono direttamente le correnti umide dal mare. I rilievi di Sicilia e Calabria possono inoltre obbligare l’aria a salire, intensificando pioggia e temporali.

Toscana 2023: Ciarán, vento, mareggiate e temporali autorigeneranti

Il 2 novembre 2023 la tempesta Ciarán colpì duramente la Toscana. Le province di Firenze, Livorno, Pisa, Pistoia e Prato furono interessate da eventi di intensità eccezionale. La Regione Toscana riportò raffiche fino a 90 km/h e valori attorno a 112 km/h alla foce dell’Arno, insieme a piogge molto intense e mareggiate.

La pericolosità fu accresciuta da temporali autorigeneranti, capaci di insistere sulle stesse zone per ore. In alcune aree caddero circa 100 mm di pioggia in tre ore e fino a 200 mm in dodici ore.

Perché la Toscana è esposta?

Le perturbazioni atlantiche entrano spesso dal Mediterraneo occidentale e incontrano la costa tirrenica e l’Appennino. L’aria umida proveniente dal mare viene sollevata dai rilievi, mentre forti gradienti di pressione possono generare venti intensi e mareggiate. Quando temporali organizzati si muovono lentamente o si rigenerano sulla stessa zona, gli effetti aumentano rapidamente.

Quali sono quindi le zone più esposte alle tempeste forti?

Negli ultimi dieci anni emergono quattro aree particolarmente sensibili, anche se per motivi diversi: le Alpi orientali per tempeste di scirocco e downburst, Trieste e il Carso per la Bora, la Sicilia orientale e lo Ionio per cicloni mediterranei e temporali alimentati dal mare caldo, e la Toscana tirrenica per il passaggio di profonde perturbazioni atlantiche e sistemi temporaleschi persistenti.

Non esiste quindi “la” regione italiana dei temporali più forti in assoluto. L’Italia è vulnerabile proprio perché racchiude in poco spazio montagne molto elevate, due grandi bacini marini, coste esposte e forti contrasti tra masse d’aria. È questa combinazione geografica a rendere così diverse — e talvolta estreme — le tempeste italiane.