Ghiacciai italiani in ritirata: fino a oltre 53 metri d’acqua equivalente persi dal 1995
I ghiacciai italiani continuano a perdere massa e superficie. Il quadro più aggiornato pubblicato da ISPRA nel 2026, con dati fino al 2025, conferma un bilancio fortemente negativo nel campione di ghiacciai alpini seguito nel lungo periodo. Dal 1995 al 2025 le perdite cumulate vanno da quasi 27 metri di equivalente d'acqua fino a oltre 53 metri nel caso del ghiacciaio del Caresèr.
ISPRA indica per i ghiacciai monitorati una perdita media annua superiore a un metro di equivalente d'acqua. È un segnale netto: non si tratta soltanto di fronti che arretrano, ma di corpi glaciali che diventano progressivamente più sottili e frammentati.
🧊 Ghiacciai italiani: dati essenziali
- Nel campione ISPRA il bilancio cumulato 1995-2025 è fortemente negativo.
- Il Caresèr ha perso oltre 53 m di equivalente d'acqua dal 1995.
- In Piemonte nel 2025 sono stati censiti 161 corpi glaciali per circa 21,8 km².
- 108 ghiacciai piemontesi, il 67 % del totale, risultavano in contrazione nell'ultimo confronto.
Il Piemonte mostra quanto rapidamente cambia il paesaggio
Un esempio molto dettagliato arriva dall'ARPA Piemonte. L'aggiornamento 2025 ha censito 161 corpi glaciali con una superficie complessiva di circa 21,8 km², il valore minimo della serie regionale iniziata nel 1958. Nel confronto con l'edizione precedente, 108 ghiacciai – il 67 % del totale – risultavano in contrazione, con una perdita complessiva di circa 0,59 km².
Alcuni piccoli ghiacciai hanno perso in pochi anni una quota molto elevata della superficie residua. Il Blindenhorn Inferiore, per esempio, ha registrato una riduzione del 33 %, mentre il Castelfranco ha perso il 28 %. Sul Ghiacciaio Meridionale del Sabbione la diminuzione è stata di circa 0,16 km², pari all'11,5 % della sua superficie.
Dal Caresèr all'Adamello, la perdita riguarda tutte le Alpi italiane
Il Caresèr, in Trentino, è una delle serie di riferimento più lunghe e mostra una perdita cumulata superiore a 53 metri di equivalente d'acqua dal 1995. Anche grandi complessi come Adamello, Ortles-Cevedale e Monte Rosa stanno perdendo ghiaccio, mentre i piccoli apparati posti a quote inferiori sono ancora più vulnerabili.
La riduzione della neve invernale e le estati molto calde agiscono insieme. Quando la copertura nevosa scompare presto, il ghiaccio scuro rimane esposto per settimane o mesi e assorbe più radiazione solare. Ogni estate calda sottrae così una parte del capitale di ghiaccio accumulato in secoli.
Non cambia solo il panorama
Il ritiro glaciale modifica la disponibilità stagionale dell'acqua, la stabilità dei versanti e gli ecosistemi d'alta quota. Nelle aree appena liberate dal ghiaccio compaiono morene instabili, laghi proglaciali e nuovi percorsi delle acque di fusione. Anche itinerari alpinistici e infrastrutture devono essere adattati a un terreno che cambia rapidamente.
I dati italiani non indicano una scomparsa simultanea di tutti i ghiacciai. I grandi bacini posti alle quote più elevate resisteranno più a lungo. Tuttavia, il quadro aggiornato al 2025 mostra una perdita persistente e diffusa: il ghiaccio alpino italiano è oggi molto meno esteso e spesso rispetto a pochi decenni fa.